La promessa della ghianda


Ho vissuto ogni stagione della Terra, come fossi io stessa Terra e ancora di più ogni elemento di questo pianeta. Immersa, profondata, sporcata e concimata, nuda come il sepolcro ho accolto i semi, piccoli e frementi, pieni di vita ma all'apparenza fragili. Mi sono fatta acqua per nutrirli, fuoco per mantenerli vivi, vento per spargerli. Ho goduto del pieno Sole, aprendomi per accogliere ogni suo raggio, e dal piacere che apre, dilata, spinge, ho dato alla Luce il prezioso tesoro custodito nel mio grembo.
Germogli che sono divenuti frutti, ho atteso con pazienza imparando il giusto tempo ogni maturazione.
Ora, carica di frutti, piena di ogni benedizione, devo restituire alla Terra il suo nutrimento.
Potrei tenere per me questo cibo ricco di bellezza e gusto.
Potrei non voler lasciare andare quello che ho coltivato con tanto amore.
Eppure so, nella mia saggezza antica che l'unico modo per far nascere una foresta è permettere che il vento stacchi dai miei rami i frutti e le foglie mature, il sole e la pioggia ne facciano tappeto nutriente e la terra li custodisca nel suo ventre umido e scuro.
In me, ora che sono quercia rigogliosa vive ancora quella piccola ghianda, che sapeva già tutto, che era già tutto, che ha avuto il coraggio di affidarsi e compiere il suo viaggio.
Ascolto il messaggio del tiepido vento :
Affidami i tuoi semi li spargerò tutt'intorno a te, da te che sei stata prima ghianda e poi quercia farò nascere una foresta.
Scelgo di fidarmi del vento, di non ascoltare il mio ego che vorrebbe convincermi che posso tenermi tutto per me, che posso per sempre essere nella piena bellezza della massima fioritura.
Scelgo di fidarmi della promessa della ghianda che sono stata, che sono ancora e che nel cuore del mio essere sta già preparando la primavera.
Emanuela Pacifici