IMBOLC… VERSO LA NUOVA LUCE

Dal gelo delle ultime notti di gennaio soffia leggero il vento di Imbolc, celebrazione della purificazione e della nuova luce.
Imbolc significa “in grembo” ed è una festa in onore della Dea Brigid, questi giorni sono chiamati nelle tradizioni anche Oimlec (dal latte ovino, versato sulla terra come rito propriziatorio e richiamando la gravidanza delle pecore, animale simbolo di questo periodo).
Queste ore di cambiamento, tra il soltizio d’inverno lasciato alle nostre spalle e l’equinozio di primavera ormai prossimo, ci ricordano che nonostante il freddo il sole accrescerà il suo calore guidando Madre Terra ad una nuova rinascita; questo è tempo per il principio femminile (l’antica Dea) di riprendersi dal parto avvenuto a Yule e richiama la festa cristiana della Candelora, quaranta giorni dopo il parto di Gesù quando Maria lo portò al tempio per presentarlo (donando la luce del figlio di Dio alle genti) e compiendo la purificazione richiesta dalla tradizione ebraica dopo il parto di un figlio maschio. La tradizione romana dei Lupercali, di solito celebrata verso metà febbraio, era caratteristica di fiaccolate e cerimonie di purificazione.

Madre Terra è pronta ad accogliere un nuovo ciclo di vita, e la forza ancora timida del Sole è crescente ogni giorno di più, Imbolc lo celebra col simbolo della candela lasciata accesa tutta notte durante i lavori di pulizia e iniziazione. E’ tradizione pagana consacrare le candele che si useranno nei cerchi e nei lavori energetici dell’anno, spesso le sacerdotesse dedicavano tredici candele bianche al ciclo delle tredici lune. Culmine dell’inverno nell’antica tradizione irlandese, queste ore di rinascita sono dedicate alla Dea Brigid (e al parallelo cristiano di Santa Brigida), portatrice del fuoco sacro, protettrice delle arti, dei fabbri, del focolare e della rinascita; spesso il rituale della purificazione e dell’iniziazione alla nuova luce avveniva proprio attraversando i fuochi accesi in onore della Dea.
Imbolc è la prima delle tre feste della fertilità e ci riporta alla visione celtica dei cicli dell’esistenza: ogni cosa ha il suo inizio nell’oscurità, così come il giorno inizia dal cuore della notte e la vita dal grembo oscuro della Madre, anche i semi della primavera rispondono al richiamo della vita nelle notti ancora accarezzate dal freddo soffio dell’inverno, custode di ogni nuova primavera.
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